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Testimonianze

Testimonianza su "Il Pellegrinaggio a Lourdes di Luglio"

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la testimonianza e le riflessioni di un partecipante al Pellegrinaggio a Lourdes di Luglio:

""Come tutte le volte al ritorno da un Pellegrinaggio a Lourdes, a chi ti chiede com’è andata. stai lì ci pensi un po’..e poi tiri fuori un banalissimo Bene, perché è impossibile descrivere quello che si è vissuto! Sono solo gli occhi che parlano, che brillano di una luce diversa!

Lourdes è come sempre tutto questo, un tripudio di Fede che emoziona, soprattutto se la testimonianza e la lezione più grande te la danno i Giovani, che con le loro chitarre e i loro sorrisi hanno invaso le corsie senza stancarsi mai...

Il Pellegrinaggio di Luglio a Lourdes  si conferma meta prediletta per i Giovani della Toscana e corona un po il cammino comune percorso durante tutto lanno in sezione e in sottosezione, si pensa, si prepara e si condivide insieme. Ciò che si vive alla partenza, infatti, è il frutto di tutto questo, i saluti, le battute e gli scherzi infine testimoniano che ci siamo e che vogliamo esserci e chi è nuovo viene coinvolto quasi senza volerlo!

La presenza dei Giovani non vuole essere fine a se stessa, mostrando un proprio modo di vivere la breve permanenza a Lourdes, ma è la testimonianza di un continuo spirito di gioia che si affianca e si intreccia a tutto il Pellegrinaggio. Pellegrinaggio che questanno si è arricchito per la presenza di tre momenti particolari in cui i ragazzi si sono resi protagonisti nella preparazione e nella condivisione: un intenso momento di Adorazione Eucaristica notturna, i due appuntamenti con la Via Crucis al Calvario e la piena partecipazione al Rosario Itinerante dellultima sera, testimoniata dai tanti volti colmi di sorriso . Momenti resi ancora più intensi grazie alla guida di S.E. Mons. Rodolfo Cetoloni e Don Marco Paglicci che con entusiasmo e semplicità hanno individuato il linguaggio per coinvolgere il cuore dei Giovani.

Le emozioni vissute ogni giorno da parte di tutti i partecipanti del Pellegrinaggio si sono esternate anche con i tanti biglietti colorati contenenti preghiere, riflessioni, invocazioni apposti sulle braccia della Croce realizzata, prima della partenza, dai Giovani di Sezione e ubicata al 6° Piano del Salus. Una Croce tanto grande quasi pronta ad abbracciare chiunque si sia soffermato ai sui piedi.

Quelli appena raccontati sono solo brevi istanti o momenti di culmine di quanto è stato vissuto nel corso del Pellegrinaggio di Luglio, in cui i Giovani hanno saputo testimoniare, ancora una volta, la volontà di percorrere un cammino di Fede INSIEME!                                            Francesco Bastiani

Echi del Pellegrinaggio a Lourdes di Giugno

Li abbiamo visti ridere e piangere. Li abbiamo visti sempre pronti e disponibili. Sono i ragazzi che hanno svolto il loro servizio al refettorio durante il pellegrinaggio Unitalsi a Lourdes dei bambini e delle famiglie e che probabilmente mai come quest’anno hanno dato vita a un gruppo davvero unito, a una “squadra” che ha giocato e lottato dall’inizio alla fine per lo stesso obiettivo, guidati da due “mister” di qualità come Franco Pucci e Fiorella Verdili. Esperienza e gioventù, insomma, che mischiate nel modo giusto, hanno contribuito a rendere i giorni vissuti “sotto la Grotta” davvero indimenticabili. Una squadra formata da una ventina di ragazzi provenienti dalle sottosezioni di Firenze, Prato, Viareggio, Pisa e Sovana che, con umiltà ma anche con tanto entusiasmo, si è messa al servizio del pellegrinaggio, che si trattasse di quello dei bambini o di quello “classico”, senza tirare mai indietro la gamba, anzi, e contribuendo in modo decisivo alla sua buona riuscita. E sono proprio loro a passare l’ideale “testimone” ai giovani che parteciperanno al treno in partenza il 22 luglio, da sempre caratterizzato da un’ampia partecipazione di giovani unitalsiani. “E’ stata una bellissima esperienza – racconta Rachele Torelli – proprio perché ha accomunato giovani provenienti da gran parte della Toscana. Già in treno abbiamo iniziato a conoscerci e piano piano ci siamo “cementati”. Con il passare del tempo ci siamo integrati l’uno con l’altro e al momento dei saluti, fra lacrime e abbracci, sembrava che ci conoscessimo da sempre. Fra l’altro, c’era anche chi prestava servizio al pellegrinaggio dei bambini oltre che al refettorio ma nessuno si è mai tirato indietro, anzi, e da parte nostra non possiamo che ringraziarli per tutti quello che ci hanno donato”. Sulla stessa lunghezza d’onda Serena Dell’Erba: “Quando sono venuta a Lourdes la prima volta, in pratica non sapevo niente ma quando sono scesa dal treno mi si è aperto un mondo. La grotta, le piscine, il servizio: tutto mi ha dato qualcosa di importante ed è stato grazie a tutti questi momenti che ho rivalutato molti aspetti della mia vita”. Lo stesso entusiasmo traspare dalle parole di Marco Morandini: “Era la prima volta che facevo servizio al refettorio e, all’inizio, è stato un po’ come tornare indietro nel tempo. Ma poi, giorno dopo giorno, mi sono reso conto di quello che stavo vivendo e dell’esperienza, fondamentale dal punto di vista formativo, che avevo davanti. Un’esperienza che ho condiviso con un gruppo di amici straordinario e con i quali siamo sempre in contatto. Stare al fianco di Franco e della Fiorella poi è stato fantastico, mi sembrava di conoscerli da una vita e la cosa più bella che ci è rimasta dentro è che c’è ancora voglia di fare tante

A spasso con Beatrice - La testimonianza di Andrea

Come a tutti noto, si è svolta ieri 3 giugno per le strade di Firenze, la bella passeggiata "A spasso con Beatrice". In attesa che ci siano fornite ulteriori testominianze ed immagini, pubblichiamo oggi  quella di Andrea Nannelli che ringraziamo.

Che fantastica giornata!
Bella sarebbe veramente riduttivo!
Sapete, io avevo una visione privilegiata!
Voi davanti allo sguardo avete negozi.. distrazioni varie...Io invece, stavo inclinato, quasi sdraiato.. non ho quindi dovuto sforzare le cervicali..
Mi son goduto, mai stanco, la fantastica performance di Beatrice.. circondata da quelle personalità fiorentine, che ci hanno guidato nei passaggi storici della nostra bella città.
Ma mi sono veramente goduto il gioco dei tetti nelle nostre stradine. interrotti dalle rimaste case torri.. e dalle belle facciate dei palazzi fiorentini.. tipo  i Visacci.. o la  ruvidezza maestosa del Bargello.. o la imponenza di Palazzo Vecchio mentre parlava Giani..
Voi mi dispiace, avreste avuto un bel malditesta!
Il percorso era costellato di buche, ma...
In indirizzo trovate un certo Binazzi..  bhè, lui e sua moglie sono miei compagni di classe liceali..
Insomma, Stefano, mi ha riempito le buchette del selciato.. con descrizioni avvincenti della Firenze di Dante ecc.. sulle torri abbattute o decapate.. finendo all illuminarmi su un quesito a cui per pigrizia non avevo dato risposta: perché alcune strade sono torte tutte intorno a via torta?
Ve lo giro irrisolto!
Vi ringrazio per avermi accompagnato!
So che anche il gelato era buonissimo  .. questo ve lo invidio un pò ... ma tanto sono sempre stato a dieta!
Ciaociao, andrea... astronauta con i piedi sempre più per terra!

Centenario della nascita di Mons. Poli - l'intervento del cugino Mons. Mani

Qui di seguito pubblichiamo il testo completo dell'intervento che Mons. Mani, cugino del Mons., ha tenuto a Firenze il 12 maggio in occasione della Celebrazione del Centenario della nascita di Mons. Poli, primo Presidente eletto della Sezione Toscana dell'Unitalsi.

""Ringrazio gli organizzatori di questo incontro e di avermi invitato. E’ per me l’occasione di ritrovare gli amici di Monsignore, di conoscerne altri e di ristabilire un’amicizia che ci terrei a mantenere e incrementare.

Cosa dirvi di don Oliviero? Cosa dire a voi che lo avete conosciuto meglio di me? Le cose che vi dirò di Lui  saranno da considerare dei fioretti che impreziosiscono ma anche illustrano la vita di un prete.

Sono cugino di Mons. Poli. Mia nonna, Rosa Cellini, era sorella di sua madre, Anna Cellini.

I rapporti con la zia Annina e don Oliviero non cominciarono bene. Quando a quattordici anni dissi di volere entrare in Seminario i miei genitori si opposero formalmente  adducendo la scusa che ero troppo piccolo per una decisione del genere e per andar via da casa. In questo mia madre trovò un’alleata nella zia Annina.”non lo mandare. Non mangiano, Oliviero si ammalò.  Ma poi non lo mandi mica a ballare. Siete una buona famiglia. Fallo  aspettare”. Ovviamente Oliviero non compariva mai ma ce lo vedevo dietro. Temevo le strane visite di mia Madre a San Salvi da dove tornava sempre più convinta. Infatti “anche la zia Annina l’ha detto. E Lei se ne intende  è la mamma di un prete”

Dopo due anni riuscii ad entrare in Seminario  e, anche se non spesso, passavo prima a San Salvi, poi a Via Costantino Nigra e finalmente in Piazza del Duomo dove mi fermavo a pranzo. Oliviero mi ascoltava, parlava poco con me anche se riuscii  tra mia madre, e la zia Annina  a saperne un pò  di più della sua storia. Era rimasto orfano di padre ancora molto piccolo e fu la mamma a tirare avanti il figlio. Faceva la sarta  ed essendo impedita ad una gamba lavorava con la macchina da cucire a mano.  Il Seminario glielo pagava ill pievano di San Cresci, suo parente presso il quale passava anche parte delle vacanze  estive. In seminario era molto vivace e diligente e  a ventiquattro anni, il 19 luglio del 1936 fu ordinato prete nel Battistero di San Giovanni. Dopo l’ordinazione si presentò aL Cardinale Dalla Costa per la destinazione e, con sua grande sorpresa, questo me lo raccontò lo stesso Oliviero, fu mandato curato a San Salvi dove l’anziano parroco lo attendeva e dove lo attendeva in canonica anche un piccolo appartamento perché potesse portare con se la Mamma che era sola. Dopo soltanto quattro anni  dal suo arrivo, San Salvi rimase vacante e lui stesso chiese al cardinale se potesse partecipare al concorso. IL Cardinale fu ben felice della proposta  e gli disse “se sarai il migliore diventerai parroco tu”. Il giorno dell’esame di concorso erano una quindicina i preti concorrenti, lui era il più giovane. L’esame si svolse, scritto, in curia, tutti intorno ad un grande tavolo. A capo tavola c’era il Cardinale che lavorava e vigilava. A metà mattinata offrì loro anche dei biscotti con il tè. Risultò vincitore del concorso e  fu nominato parroco di San Salvi dove rimase fino al 1958.

I fioretti di questo periodo sarebbero diversi. Non parlo ovviamente della sua attività pastorale, delle vocazioni sacerdotali e religiose che uscirono  dai suoi giovani, delle numerose iniziative  pastorali  incentrate sopratutto sulla formazione interiore e profonda data a persone che poi lo hanno seguito  anche nelle  attività che seguirono al suo impegno parrocchiale. A livello di fioretti mi piace ricordare la presenza della mamma in parrocchia con cui doveva fare i conti. So che un vice parroco ebbe problemi con una ragazza per cui dovette lasciare la parrocchia ed espatriare, almeno si diceva perché a quai tempi si faceva così. Mia zia visse  l’avventura  in diretta  e si scatenò in lei tutto l’istinto di difesa nei confronti del figlio.  La parrocchia di San Salvi è ricavata da un convento di monaci vallombrosani per cui  ha un bel chiostro intorno al quale ci sono tutti gli ambienti parrocchiali.  In un angolo c’era l’ufficio del parroco e all’angolo dirimpetto  del piano superiore la cucina, cioè l’ufficio della signora Anna o meglio ancora la cabina di controllo. L’occhio era fisso laggiù dove Oliviero riceveva le persone e  nel caso si trattasse di una del gentil sesso e la conversazione  gli risultasse meno che essenziale si apriva la finestra e”Oliviero puoi venire un momento”. Non è il problema di don….che se n’è andato è mia mamma che mi fa diventare matto. Ugualmente divertenti le visite pastorali che la mamma faceva in sacrestia dove rifaceva nuovo il sacrestano che a sua volta riferiva al parroco. Ho assistito  ad una scenetta graziosa. Eravamo  nella stanza da pranzo in attesa del parroco che arrivò ma anziché mettersi a tavola invitò  sua madre a raggiungerlo sulla soglia della casa canonica e tra il divertimento mio e del curato gli disse “Mamma, la vedi quella soglia. Da qui in la comandi tu ma dall’altra parte comando io. Lo vuoi capire”. E lei ,sorniona, “sei tu che non capisci”. Il rapporto del prete con la madre è di una importanza straordinaria e lo è stato anche per don Oliviero.

Mi seguì sempre con molta  e discreta attenzione in ogni mio movimento. Mi incoraggiò ad accettare di andare a Roma e lo sentii vicino in ogni responsabilità che mi fu affidata.

Quando divenni rettore del Seminario Romano maggiore divenne di casa. Conosceva bene il cardinale Poletti e  anche i Seminaristi. Fece in modo che l’UNITALSI si assumesse le spese per un certo numero di seminaristi che ogni anno durante l’estate prestavano servizio al Santuario di Lourdes . Fu l’organizzatore perfetto dei nostri pellegrinaggi., ovviamente tutto sotto costo, facendoci pagare solo le spese vive e talvolta anche meno. Da ricordare  è il pellegrinaggio di tutto il seminario in Terra Santa. Eravamo cento, durava dodici giorni e  i seminaristi non potevano coprire le  spese. Il Papa mi diede cinquanta milioni, altri cinquanta un benefattore, più  la quota dei seminaristi ma  i9 soldi  non bastavano eppure l’opera romana pellegrinaggi, che diceva di farci un prezzo di favore. Ne parlai con lui e mi disse:”Ti porto io con i soldi che hai”. Così mi fai litigare col Bianchi”. Era Mons. Davide Bianchi, il Direttore del’opera Romana pellegrinaggi. Ma non importa perché con i seminari non si deve guadagnare, anzi…….lui stesso volle fare i biglietti facendoci risparmiare il dieci per cento che l’opera Romana avrebbe dato alla sua agenzia. I seminaristi lo stimavano e Lui mi dava consigli, dopo aver fatto i  viaggi.

Era un vero signore. I seminaristi  di allora  lo ricordano per la sera dell’ultimo dell’anno che venivano a trascorrere all’abbazia di Rosano. Il programma era sempre lo stesso:un pomeriggio a spasso per Firenze, il Te Deum in Duomo, una splendida cena a base di bistecche alla fiorentina in casa di Monsignore e poi Rosano.

La sera che gli anticipai la mia nomina a Vescovo ausiliare di Roma lo sentii commosso come lo videro commosso il giorno dell’ordinazione episcopale che visse , ovviamente,alla maniera sua. Non concelebrò “cose troppo lunghe per me” e la spiegazione l’ebbe il vice rettore  che durante l’omelia del cardinale lo trovò in sacrestia  a fumarsi una sigaretta. “Cosa fa monsignore?” “quello che sei venuto a fare tu” Era proprio vero. Il problema è che il secondo è attualmente vescovo e spero che si ricordi che le omelie devono essere brevi.

L’ho visto trattare con i malati. Ci credeva davvero.

Dietro a quel tavolo in via dello studio,regolarmente in borghese, sembrava un funzionario ma non lo era . Era appassionato di quel che faceva allargando sempre più il suo campo di azione per i pellegrini, i giovani, i malati, i suoi fedeli della piccolissima parrocchia del Duomo. Il Vangelo era il suo punto di riferimento ed era per questo appassionato della Terra santa.

Venne anche per Lui la sera. A  settantacinque anni presentò le dimissioni che furono accolte e si ritirò in buon ordine. La cosa gli costò ma la portò con grande dignità.

Quando, dopo il funerale, insieme all’altro cugino aprimmo il testamento avemmo la conferma per chi era vissuto:aveva lasciato le sue sostanze in opere di carità,dividendole tra le varie congregazioni manifestando un’attenzione particolare verso le suore e le contemplative.

Io presi l’anello che gli avevo visto portare alcune volte a Lourdes e la sua Croce canonicale che porto con molta devozione.

Il fatto che dopo quindici anni dalla sua morte abbiamo sentito la necessità di celebrare il centenario della sua nascita dice molto. Ciascuno di noi ha un ricordo, una ragione di riconoscenza, è difficile sintetizzare  che cosa ci ha lasciato.

Esprimerò il mio personale giudizio.

Era un vero prete, soltanto prete e felice di esserlo. Un giorno mi raccontò che il cardinale Benelli lo incontrò dopo che aveva fatto alcune nomine. “Poli, questa volta sei rimasto fuori”Non lo fece finire  “Io a sedici anni ho dato la vita a Gesù Cristo, non aspetto proprio nulla” E scuoteva il capo. Tutto quello che faceva lo faceva perché era prete per la gloria di Dio e per aiutare le persone.

Era un impenitente realista. Fiutava da lontano quando si trattava di chiacchiere  e di apparenza. Non ci credeva. La sua lunga esperienza di parroco gli aveva dato il senso della realtà: se non semini e coltivi non raccogli. Per questo ,in tutta la sua esperienza pastorale è sempre apparso come un vero realizzatore. Ricordo la  celerità con cui  ottenne che si facesse l’adeguamento liturgico del presbiterio della Cattedrale di Firenze, ma non spetta a me scendere nei particolari.

Mi piace applicare a Lui quello che fu detto di Papa Giovanni  XXXIII “Era un uomo di cultura” Non nel senso di erudizione ma perché aveva letto molte anime e questo lo aveva reso un esperto in umanità. Questo lo rese  un vero testimone della Resurrezione. Sempre ottimista nel suo sano realismo.  Dava vita a tutto quello che toccava. Sapeva coinvolgere e collaborare. Tutto quello che gli fu affidato lo ha moltiplicato,i suoi talenti li ha fatti fruttare davvero. Tutto fatto con forza e decisione, da vero uomo, senza devozionismi anche se aveva la fede di un bambino. Nobilissimo nei suoi sentimenti e  nell’aspetto si sarebbe detto un vero principe fiorentino.""

 

Testimonianza su Loreto Giovani 2012

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la seguente testimonianza sul Pellegrinaggio di Loreto Giovani 2012 fatta pervenire dall'amica Stefania Pianigiani:

"Questo pellegrinaggio, verrà ricordato per diverso tempo, da tutti i ragazzi , dai responsabili, dai malati, dagli unitalsiani presenti…
Non dimenticheremo la bellissima visita alla Porziuncola di Assisi, le colombe vere di San Francesco, le lacrime del Vescovo di Loreto alla fine delle lodi, l’emozione del passaggio in Santa Casa.

Leggi tutto: Testimonianza su Loreto Giovani 2012

L'Unitalsi abbraccia Papa Francesco

Si è appena conclusa la Celebrazione dei 110 anni dell'Unitalsi con la presenza del Santo Padre, che molti di noi hanno vissuto di persona e che rimarrà scolpita per sempre nel cuore di ciascuno, che ci sembra opportuno condividere questa gioia con coloro che non hanno potuto partecipare a questo evento indimenticabile.

Collegandosi al sito www.unitalsi.info/ita/web/video.asp?nav=363  è possibile, almeno in piccola parte, vivere quei meravigliosi momenti in compagnia di Papa Francesco.
Inoltre nell'allegato potrete trovare il discorso del Santo Padre, i saluti del Presidente Nazionale e tre importanti interventi su questa indimenticabile giornata.

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