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Testimonianze

La testimonianza di "Una cena al buio"

"Cena al buio": non si vede niente, si capisce molto

Metti una sera a cena con amici. Una tavolata di gente ciarliera. Senti le voci. Rispondi alle domande. Ma non vedi nessuno. Ci sono anche molte altre persone sedute ad altri tavoli. Cogli il brusio di sottofondo. Ma non vedi nessuno. Arrivano i piatti. Senti il rumore dei passi della cameriera alle tue spalle. Ma non vedi nessuno. Annusi il profumo del cibo. Ma non vedi né il piatto, né cosa contiene. E la cameriera è un fantasma silenzioso che scivola via lasciando solo una scia d'aria che ti sfiora. Hai davanti il bicchiere. Tocchi tovagliolo e posate. Ma non li vedi. Che assurdità! Direte. Già, che assurdità. Eppure è l'”assurdità” quotidiana con la quale convive chi è cieco.
Ho provato l'esperienza di una cena al buio. Sono stati i giovani dell'Unitalsi, in collaborazione con i soci non vedenti del circolo Baragli, ad organizzarla per una novantina di persone. Se vi capita l'occasione, ve la consiglio. Non si vede niente, ma si capisce molto.
Ritrovo davanti alla sala polivalente della chiesa di Santa Maria al Pignone tra via Cavallotti e via della Fonderia. Dodici persone per tavolo, ognuno col suo numero. “Avanti quelli del tavolo tre”. Si entra in una stanza in penombra. Il “maitre” dà qualche raccomandazione. Per evitare di mettere le mani nel piatto, aiutarsi con un pezzetto di pane a raccogliere il cibo: una scarpetta più utile che gustosa, insomma. Attenzione a versare vino e acqua nei bicchieri. Mettere un dito all'interno per accorgersi di quando il livello si avvicina pericolosamente al bordo. Poi tutti in fila indiana, mano sulla spalla di chi ti precede per non perdere contatto. E' il momento di entrare in sala. Una sorta di bungy jumping nell'oscurità.

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I ragazzi di Casciano commentano il Pellegrinaggio di Loreto Giovani

“E’ stata un’esperienza bellissima, abbiamo conosciuto tanta gente nuova e ci siamo divertiti tanto!”. Così commentano i ragazzi di Casciano che in questi tre giorni, alternando momenti di preghiera, di riflessione e di gioco, hanno avuto la possibilità di stare insieme tra loro ed in particolare con giovani diversamente abili di cui l’Unitalsi da sempre si occupa.
Diversi i momenti significativi del pellegrinaggio, la processione eucaristica, le catechesi ed anche il semplice pasto condiviso a tavola con chi ha più bisogno. Particolarmente emozionante la lunga Via Crucis per le strade di Loreto durante la quale i nostri giovani insieme ai loro compagni toscani un po’ più grandi (i partecipanti erano in tutto 180) hanno spinto le carrozzine prendendosi cura dei loro “passeggeri” con tanta semplicità e naturalezza da destare la meraviglia degli stessi organizzatori.
In effetti, questi giorni hanno segnato profondamente i ragazzi che ricordano davvero con piacere i bei momenti trascorsi.E’ proprio il caso di dirlo: “c’è più gioia nel dare che nel ricevere”. E’ peraltro desiderio dei genitori di Casciano ringraziare vivamente l’Unitalsi Toscana, i responsabili Diocesani promotori dell’iniziativa e in modo speciale Don Carmelo che con il suo impegno e la sua disponibilità ha reso possibile tutto questo, facendo rientrare la bella iniziativa in un percorso di formazione per i nostri ragazzi già intrapreso con successo e che speriamo possa proseguire. Un’esperienza che dimostra che i veri valori della vita non passano mai di moda

Anche dal Presidente Nazionale un ricordo di Mons. Bertelli

Caro Roberto, ci sono momenti in cui senti profondamente di non poter mancare ma tutto sembra congiurare per impedirti di muoverti. Oggi avrei voluto con tutte le mie forze essere a Volterra per salutare mons. Vasco Bertelli, assistente della tua Sezione ma anche grande amico personale, ma non riesco ad arrivare in tempo né a rientrare per stasera, avendo domani un impegno non eludibile. Alle 16,00 il mio pensiero e la mia preghiera saranno per don Vasco e la sua Sezione. Tanti i momenti da ricordare da quando nel 1972, io giovane Foulard bianco e lui Assistente scout ed FB, feci la mia promessa, l’impegno di sempre nell’Unitalsi e gli incontri innumerevoli nei vari pellegrinaggi a Lourdes. Scherzando tra di noi, come era sua abitudine, gli dicevo che in realtà era il Vescovo ausiliare di Lourdes, visto che era più presente dell’Ordinario. Abbiamo condiviso momenti difficili e momenti esaltanti, ma la caratteristica era sempre il sorriso e lo scherzo che sdrammatizzava tutto, con quelle sue battute toscane che bonariamente riconducevano tutto all’affetto reciproco. Come quando mi prometteva una bellissima omelia al mio funerale ed io lo ricambiavo con la promessa di essere presente alla sua beatificazione. Don Vasco è stato e resta un pezzo di storia dell’Unitalsi ed un riferimento per quanti di noi hanno contribuito a scrivere le proprie storie all’interno dell’Associazione, imparando da lui e con lui a trasmettere e ricevere gioia ed a pregare profondamente e con gioia la Vergine Maria per essere più forti nella sequela di Gesù. Non c’è pianto o dolore in me, solo il gradito ricordo di un uomo, di un prete e di un Vescovo che ha in parte segnato la mia vita, la nostra vita, e resta solo un po’ di nostalgia dei nostri incontri e la certezza che andrò a vederLa un dì e troverò don Vasco davanti a Lei in estatica ammirazione e mi dirà: Figlio di un canino, finalmente sei arrivato! La mia preghiera è per lui e so che la sua preghiera per noi sarà ora più diretta ed efficace. A te, alla tua Sezione, al tuo Assistente mons. Cetoloni, a tutti i soci la mia stretta vicinanza nel momento della preghiera e del ricordo. Un abbraccio. Salvatore

 

Un ricordo di Mons. Bertelli

In questo giorno triste per l'Unitalsi Toscana che ha assistito alla dipartita del carissimo Assistente Spirituale Emerito Mons. Bertelli, ci piace pubblicare questo pensiero dell'attuale Assistente Spirituale Mons. Cetoloni:
""Carissimi,
voglio ringraziare con voi il buon Dio per averci dato così a lungo come assistente mons. Vasco Giuseppe Bertelli.
E con voi voglio mandare a lui un saluto gioioso perché ci ha voluto un bene dell’anima in modo totale, paterno, quasi viscerale.
Conosceva tutti, riconosceva tutti. Era contento di essere prete, vescovo, cristiano e lo era ancor più quando lo viveva con l’Unitalsi.
Voi, molti di voi, lo sapete più di me.
Io lo ricordo davvero come “il nonno”. Credo di essere stato il primo a chiamarlo così, quando fui fatto vescovo, all’interno della CET. Faceva finta di storcere il naso quando le prime volte lo chiamavo così a voce alta, in pubblico, ma poi è stato al gioco, gli è piaciuto e godeva di avere tanti “nipoti”…
L’ho conosciuto quando fu fatto vescovo di Volterra. Io ero ministro provinciale dei frati minori che in quella città, avevano un bellissimo convento. Mi piaceva scherzare con lui a proposito di un tavolino e di un inginocchiatoio che aveva nel suo studio. Lo “accusavo” di averli rubati al convento e diventava sempre occasione di darci ironicamente del “ladro” o del “bugiardo”. Avevamo invece lavorato con tutte le forze per salvare insieme la presenza dei frati in quel luogo, che fra l’altro era proprio per i “poveri” (si trovava al centro dell’antico ospedale dei malati psichici).
Ci siamo ritrovati uniti da un grande amore: la Terra Santa. Appena poteva vi si recava e facevamo a gara a dire chi c’era stato più di recente. Una volta ci fece paura: Erano i tempi in cui cominciava ad avere qualche mancamento improvviso. Sbiancò, lo deposi sulla pietra che c’era servita da altare in mezzo al deserto. Quando cominciò a riprendersi fu una fontana di battute e di scene comiche. Raccontarla gli suscitava sempre allegria: “Volevate seppellirmi nel deserto, ma tieh! Non ce l’avete fatta!…”
Mi ricordo i suoi infiniti rosari, il suo dirli Ave Maria per Ave Maria per questo o quel prete, per questo o quel vescovo: “Anche per te, frataccio!” mi diceva.
Alle riunioni della CEI, non è mai voluto mancare anche da emerito, noi toscani risiedevamo a Santa Marta. Dopo cena lui ci portava a spasso per i giardini vaticani con il rosario, detto così e non mancavano battute e applicazioni sugli abitatori di quei grandi palazzi.
Mi ha spinto molte volte a venire all’Unitalsi, ma trovavo sempre delle scuse per impegni precedenti. Fu perciò gioiosissimo nel vedermi sul treno del “primo” pellegrinaggio della mia diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza, che poi è diventato un seme fecondo di rinascita della sottosezione di Pienza e per me occasione di coinvolgimento sempre più forte (Lourdes, Loreto, e ora il suo stesso incarico di assistente…) Lo faccio come un … figlio, un nipote diventato “erede” dell’incarico, ma non certo col suo carisma e la sua carica.
Mi preoccupa un po’, ma ora mi pare che mi sorrida di più.
Mi faceva un po’ male il suo sorriso del settembre scorso a Lourdes: dopo brevi spazi di veracità luminosa era come se si velasse di tristezza o si spegnesse un po’ nel non rendersi conto. Ma anche in quei momenti sorrideva, si metteva vicino, desiderava avere gli altri vicino, anche se era stanco.
Adesso sta a lui darci una mano forte… o uno di quesi suoi schiaffi-scapaccioni pieni di affetto e di fede in ciò che facevamo con lui nell’Unitalsi.
Lo ricordo così nel suo non volersi mai arrendere e in questa sua gioia, recentemente velata… ma che ora è piena!
           Dacci un abbraccio, Nonno!
                                                          + Rodolfo, vescovo""

L'ultimo saluto a Mons. Bertelli nella sua Volterra

Per i volontari, i disabili, i sacerdoti dell'Unitalsi era il “nonno” dell’associazione. Ed è un concetto che il presidente regionale Roberto Torelli e il neo assistente, monsignor Rodolfo Cetoloni, hanno voluto ribadire anche nei loro interventi per ricordare la sua figura. E come per tutti i nonni che si rispettino, sono stati davvero tanti i “nipoti” che hanno voluto dare l’ultimo saluto a monsignor Vasco Bertelli, guida spirituale dell’Unitalsi Toscana dal 2000 al 2013 ma soprattutto “il vescovo di Volterra per antonomasia”, cittadina di cui è stato a capo della Diocesi dal 1985 al 2000. Monsignor Bertelli, infatti, 89 anni, originario di Pontedera, è morto il 2 novembre dopo un breve ricovero in ospedale successivo a una caduta. E lunedì scorso, nel Duomo di Volterra, sono stati celebrati i funerali solenni presieduti da monsignor Giovanni Paolo Benotto, arcivescovo metropolita di Pisa: “Oggi ci troviamo di fronte al compimento di un disegno d’amore, con l’ingresso alla vita che non ha fine. Impossibile non ricordare il suo amore per la gente di Pontedera, che è rimasta sempre la “sua” gente, senza mai risparmiarsi, operando anzi nella dedizione più completa. Mi piace ricordare però anche il suo impegno con il Centro turistico giovanile, con il Centro sportivo italiano, con gli scout e ovviamente con l’Unitalsi, che era sicuramente la passione più importante; una passione che diventava ancora più forte in occasione dei pellegrinaggi a Lourdes e a Loreto quando aveva un’attenzione quasi paterna per i fratelli disabili”.

A noi della redazione di questo sito, che lo abbiamo conosciuto e con il quale abbiamo trascorso molti momenti belli in occasione delle riunioni degli Organi Regionali dell’Associazione, che lo abbiamo avuto vicino in tutti i Pellegrinaggi ai quali abbiamo partecipato, ci piace ricordarlo con queste due foto: una con i malati e l’altra in mezzo ai giovani dell’Unitalsi.

Testimonianza sul Meeting Giovani di Pisa

Riceviamo e volentieri pubblichiamo, ringraziandolo, la testimonianza che Marco Aurelio Morreale, giovane unitalsiano della Sezione Romana-Laziale ci ha inviato dopo la sua partecipazione al Meeting dei Giovani dell'Unitalsi Toscana svoltosi a Pisa il 26 e 27 Ottbre 2013:

""Il 26 e 27 ottobre 2013 si è svolto a Pisa, l’incontro annuale dei giovani dell’Unitalsi toscana.

E voi direte? e cosa c’entra Frascati??

La risposta è dentro ogni unitalsiano, perché l’Unitalsi per definizione è: “avere confini, non limiti”, e così anche se sconfiniamo in una regione non nostra, ma neanche a tanto, scopriamo, come immaginavamo senza troppa fantasia, che a 400 km di distanza c’è lo stesso amore, passione e voglia di affrontare la vita, presente in ogni luogo dove l’amore rompe ogni limite.

Non è servito molto tempo per capire che anche qui l’Unitalsi è qualcosa di più che un semplice agglomerato di persone riunite in qualsivoglia luogo del mondo; l’Unitalsi è un modo di essere che trascina la propria anima ed il proprio cuore verso quel “di più” che dobbiamo alla vita, quel debito che ognuno di noi, nella propria esistenza di privilegi fisici, porta verso Dio.

I giovani toscani allegri, caciaroni, divertenti, entusiasmanti, sorridenti, umili, spensierati, trascinanti, ci hanno fatto vivere una due giorni davvero ricca. Loro, insieme ai più longevi organizzatori del tutto, che hanno preparato il tutto nei minimi dettagli, senza far mancare nulla ha nessuno, ci hanno portato per le strade della città di Pisa a far sentire la nostra voce.

Non tutte le cose riescono perfette, la Torre di Pisa è solo una delle tante storie di imperfezione che fanno storia, attirano occhi e cuori, rubano menti e tempo di persone di ogni età, razza, religione. Ma cos’è essere imperfetti? Anzi cos’è la perfezione?

A mio avviso si può tendere alla perfezione, che non è di questo mondo, col solo riconoscere onestamente il proprio essere imperfetti, perché ciò crea ammirazione, crea quel sorrisetto che ognuno di noi prova di fronte a qualcosa di così imperfetto da esserne attratto; ed ognuno di noi è imperfetto, molto imperfetto.

L’imperfezione fisica è un confine, è vero; a volte purtroppo invalicabile, è vero. Ma ognuno di noi che eravamo presenti a Pisa credo non ci faccia più caso da tempo. Diranno: è facile parlare quando la tua vita è da persona “non malata”, è vero. Ma l’Unitalsi è proprio questo, l’anima che spinge ognuno di noi a dare ciò che può (e non è mai abbastanza) di se stesso per i nostri amici è :“se non puoi cancellare le pagine di sofferenza di qualcuno, prova almeno a scriverne quelle di gioia”. Perché amare è anche questo…provare, il tentativo. Perché nessuno di noi ha la presunzione di pensare che ciò che fa per il nostro amico in difficoltà sia tanto o ancor di più sia un qualcosa che possa fare chissà cosa. Ma ognuno di noi ha la voglia e la tenacia di provarci, almeno; di pensare che quel poco che fa, sommato ad altri tanti “poco”, non diventa “molto”, ma diventa “di più”, e già è qualcosa.

Giampiero Bagnati, consigliere per la Regione Toscana, nonché organizzatore di un meeting riuscitissimo, cogliendomi un po’ di sorpresa mi ha chiesto: “Cos’è che spinge due giovani sposini, a partire da Roma, rinunciare ai propri divertimenti, per venire ad un meeting dell’Unitalsi a Pisa?”. In quel momento non ho saputo rispondere, ma ora la risposta ce l’ho: ci ha spinto la voglia di cercare di creare un mondo migliore per le persone a noi care, per i bambini che un giorno ci auguriamo Dio vorrà donarci ed anche per noi stessi. La rivoluzione del cambiamento del mondo parte da qui, da ognuno di noi, e l’Unitalsi è un oasi dove porre in essere questo tentativo. L’attenzione verso l’altro, i sorrisi, le tenerezze e l’altruismo, capisaldi della nostra Associazione, sono anche i capisaldi per trasformare la società di oggi, all’apparenza carente di tutto questo. E noi partiamo da Roma per vedere come questo nostro tentativo sia condiviso da tanti altri giovani, che rinunciano al proprio tempo per dedicarlo a chi è in difficoltà.

La condivisione vissuta in questi due giorni è stata totale, ed in cuor mio spero avvenga molto più spesso affinché arrivi ai più giovani il messaggio della fortuna che vivono quotidianamente senza saperlo; il messaggio che dedicare tempo agli altri non è “perdere tempo” per se stessi, ma guadagnarlo; e soprattutto che l’indifferenza è l’unica brutta malattia che possa capitare ad ognuno di noi, una malattia che però grazie a Dio è guaribile, una malattia che può scomparire semplicemente alzando gli occhi per vedere che poco più in la del confine di se stessi esistono oasi dove il confine dell’ egoismo è stato valicato e non è più un limite.

                                                               Marco Aurelio Morreale""

 

Lo stesso Marco Aurelio ci ha anche voluto donare una breve poesia che ben si addice alla manifestazione di Pisa e che altrettanto volentieri pubblichiamo:

 

La testimonianza di Laura a colloquio con Santo Padre

La testimonianza di Giuseppe nella Casa Famiglia Cassiopea di Pisa

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la testimonianza di un volontario che ha deciso di dedicare un anno della propria vita a servizio dell'Unitalsi nella "Casa Famiglia Cassiopea" di Pisa, forse senza conoscere a pieno la nostra Asociazione prima di questa sua bellissima esperienza che ci ha voluto raccontare:

""Il 3 giugno è arrivato: questa data potrebbe risuonare come uno dei tanti giorni che ci scorrono davanti senza poterli fermare, che non lasciano nulla di cui valga la pena di ricordarsi veramente, sennonché essa è destinata ad avere un valore importante nella mia vita e, credo nella vita di molti altri volontari che, come me, hanno deciso di dedicare un intero anno della loro esistenza a svolgere il proprio servizio nella straordinaria famiglia dell’U.N.I.T.A.L.S.I.
È la fine di un’avventura iniziata il 4 giugno 2012, quando ho firmato il primo importante contratto della mia vita ed ho iniziato un viaggio tutto interiore che mi ha portato verso una meta che mai avrei creduto di raggiungere. È una meta multiforme, piena di sfaccettature, di consapevolezze, dai molteplici significati così come piena di sfaccettature è la vita in tutta la sua complessità.
Il mio viaggiare - ossia vivere - nella realtà dell’U.N.I.T.A.L.S.I. è stata un’esperienza unica: ho visto, percepito, toccato, gustato il mondo di sei ragazzi speciali (che vivono nella casafamiglia “Cassiopea” di Pisa) che hanno riempito le mie giornate, che hanno incendiato il mio mondo di passione e che, inseguendo i loro sogni con la lucidità degli uomini e delle donne che hanno in mano il proprio destino, mi hanno trasmesso un carico di emozioni e di insegnamenti unici ed irripetibili.
Sono entrato in punta di piedi, in un mondo che non mi apparteneva, che avevo conosciuto in passato solo in maniera superficiale, perché nella mia famiglia, c’erano stati due casi di disabilità improvvisa, che mi avevano fatto aprire gli occhi su tale realtà.

Leggi tutto: La testimonianza di Giuseppe nella Casa...

L'emozione del viaggio a Lourdes

Riceviamo in redazione e volentieri pubblichiamo un'altra testimonianza di una sorella unitalsiana che si è recata per la prima volta a Lourdes ricavandone una forte emozione che ha voluto far conoscere a tutti i soci ed amici Unitalsiani. La ringraziamo per questo augurandoci di averla con noi ancora per molto tempo, vista la giovane età.

Andare a Lourdes non è un semplice viaggio, è un’emozione, un’emozione forte.

Molti, anzi, quasi tutti piangono a Lourdes e non capiscono il motivo. Beh anche io ho pianto e mi sono chiesta perché, una persona che ho conosciuto durante il pellegrinaggio e che ringrazio molto me lo ha spiegato. Mi ha detto che chi piange è perché ha il cuore ricoperto di croste causate da ferite, ma sotto quello strato c’è un cuore che scoppia d’amore, pulsando fa staccare le croste e col suo calore risana le ferite. In un primo momento si avverte dolore, tanto dolore, ma una volta sentito il caldo dell’amore dentro di se si capisce il perché del pianto e del dolore e si comprende il bello del caldo dall’amore. Ebbene io, come tante altre persone, ho provato questo e per me è stata una cosa importantissima e bellissima; spero che tutti prima o poi facciano un’esperienza del genere.

Io sono una ragazza di 18 anni ed è il primo anno che vado e mi ha colpito la cordialità che si respira proprio nell’aria,  tutti sono sereni e tranquilli e quindi ti trasmettono sicurezza e pace. Tutti ti ringraziano, soprattutto i malati sono carinissimi e ti trasmettono tanto. Ti trasmettono tanto perché loro hanno tanto, sono pieni di speranze e d’amore, aspettano solo qualcuno che, come noi, va da loro e li aiuta, anche solo ascoltandoli o dandoli la mano, perché loro sono felici con poco. Stando vicino a loro si capiscono molte cose, si capisce che noi molto spesso a casa litighiamo per delle sciocchezze senza capire il vero senso della vita, senza capire che non c’è bisogno di avere l’ultimo modello di computer, di cellulare o di qualsiasi altra cosa per essere felici; non si capisce che per essere felici basta un sorriso, una carezza o una semplice parola.

Consiglio a tutti di andare a Lourdes, perché io che alla partenza non avevo alcuna aspettativa, sono tornata a casa con un bagaglio pieno d’amore, pieno di amici, pieno di tutto il buono che ho trovato; ed è una cosa veramente unica e bella!                                                                               Loredana Pirolozzi

 

 

Testimonianza sul Pellegrinaggio a Lourdes di Settembre 2012

Appena rientrati dal Pellegrinaggio a Lourdes è giunta alla Presidenza Regionale una bellissima testimonianza di una nostra sorella scout della Sottosezione di Grosseto che, in allegato, integralmente pubblichiamo, ringraziandola per l'impegno profuso nel servizio prestato ed anche per questo contributo.

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