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Bene facere et laetari

 

Bene facere et laetari
Quando, ormai parecchi anni fa, mia nonna mi propose di partecipare ad un Pellegrinaggio a Lourdes dell’Unitalsi, non avrei mai potuto immaginare che questa associazione sarebbe diventata una parte così importante della mia vita.
In realtà, non sapevo che cosa fosse un Pellegrinaggio, né cosa fosse accaduto a Lourdes nel 1858…
Fin da subito però, sebbene bambino, rimasi affascinato da quei volontari che si dedicavano con tanto impegno ad accompagnare delle persone sedute su quelle strane carrozzine blù (risciò) e sulle barelle, a quei tempi ancora abbastanza frequenti.
Il desiderio fu quello di farne parte, perché la voglia di aiutare l’altro, credo che faccia parte di ognuno di noi, occorre soltanto avere la fortuna di incontrare l’occasione.
Era una Lourdes profondamente diversa da quella di oggi, la “prateria” era molto più grande perché non esisteva ancora l’Accueil e la Basilica di Santa Bernadette.
Anche l’Unitalsi era diversa, non certo nell’impegno dei volontari, quanto piuttosto nella modalità di svolgimento del servizio.
Al ritorno dai Pellegrinaggi ci dicevamo “ci vediamo l’anno prossimo…”.
Poi fortunatamente, il mondo è cambiato ed anche la nostra associazione ha saputo evolversi facendo un salto di qualità, dando continuità all’impegno dei pochi giorni del Pellegrinaggio.
Per quanto mi riguarda, ebbi la fortuna di incontrare un gruppo di ragazzi che come me non si volevano accontentare di vivere il servizio nei pochi giorni del Pellegrinaggio.
Il tutto fu agevolato dalla lungimiranza di un uomo illuminato come Mons Oliviero Poli, allora Presidente dell’Unitalsi Toscana, che volle dare fiducia a quei “ragazzacci”, mettendoli in condizione di vivere “l’Unitalsi tutto l’anno!”.
E come accadde a Firenze, anche in altre parti d’Italia la voglia di proseguire quanto vissuto nel Pellegrinaggio ogni giorno, prese il sopravvento.
Una grande rivoluzione, nata dalla base, dalla voglia dei volontari di continuare a vivere ogni giorno la meravigliosa esperienza di fede e condivisione del Pellegrinaggio.
Iniziarono i soggiorni estivi, prima a Montepaldi e poi a Talente, le gite in Italia ed all’estero, gli spettacoli, il periodico “Viva la Vita”, le visite domiciliari, i ritiri spirituali, gli ultimi dell’anno…
Ringrazio il Signore per avermi dato questa grande opportunità che ha cambiato la mia vita.
Tante volte mi sono chiesto come sarebbe stata la mia vita senza quell’incontro…

Poi, fui chiamato a fare parte del Consiglio della mia Sottosezione.
Ho avuto la fortuna di incontrare tante persone che con la loro testimonianza, con le loro storie hanno veramente indirizzato la mia esistenza.

Poi la Sezione dove mi sono trovato a vivere le prime responsabilità fino a quella di Presidente, ormai 11 anni fa.
In tutta onestà ero un po' intimorito, perché prima di me, quel ruolo lo avevano ricoperto, citando soltanto alcuni tra coloro che ci hanno lasciato: don Giulio Facibeni, Mons Oliviero Poli, il Dott. Manrico Gabriele…

In questi anni, grazie alla imprescindibile collaborazione dei miei Vice, di tutti i Consiglieri e degli Assistenti, ne abbiamo vissute veramente tante.
Se si esclude il periodo bellico, forse gli anni più complicati della vita dell’associazione.
Non sta a me esprimere un giudizio sui risultati ottenuti, so per certo che ci siamo impegnati molto.
E lo abbiamo fatto con grande passione, ma anche divertendoci, portando l’Unitalsi nella nostra quotidianità.
Ringrazio mia moglie e mia figlia per non avermi fatto mancare il sostegno anche durante le mie assenze familiari, ma anzi per avermi sempre accompagnato nei vari impegni associativi.
Ringrazio il Consiglio per avermi regalato un prezioso ricordo in cui è riportata una frase che per me è stata un vero motto “Bene facere et laetari”, fare del bene divertendosi.
Anche questa è stata una gran fortuna, perché se le attività unitalsiane le fai con piacere il peso degli impegni è lieve, altrimenti può diventare insostenibile.
Con un po' di calma scorrerò anche il libro che Andrea e Cristina mi hanno donato, con le locandine delle nostre iniziative, non per nostalgia, ma perché ogni evento mi ricorda i volti delle tante belle persone che fanno parte della nostra Unitalsi.
Una ricchezza inestimabile.

Adesso è giunto il momento di voltare pagina.
Spero di riuscire ad essere credibile, restando parte attiva di questa associazione, ma sempre un passo dietro a chi mi sostituirà.
Non posso negare di aver sostenuto la candidatura del mio Vice Giampiero, un vero amico fraterno con cui ho vissuto fianco a fianco questi ultimi 6 anni. Non passava giorno senza sentirci per confrontarci e programmare le nostre iniziative.
Sono convinto che lui, insieme alle persone che lo accompagneranno nel nuovo Consiglio, rappresentino il meglio per l’Unitalsi Toscana.
Un particolare pensiero lo voglio rivolgere a coloro che hanno fatto parte dei miei due Consigli. Un gruppo ben assortito, con personalità e carismi diversi. Sono certo che anche loro continueranno a dare il loro importante contributo per la nostra associazione.
La loro esperienza è preziosa e deve essere messa a servizio di tutti.

Ovviamente, c’è ancora tanto da fare, c’è da far conoscere sempre più l’Unitalsi che rappresenta una delle più belle opportunità per servire la Chiesa e gli altri.
Di questo ne sono profondamento convinto.
C’è da far crescere la nostra gente, c’è da riorganizzare e semplificare la vita associativa.
C’è da confrontarsi con la Riforma del Terzo Settore.
C’è da risolvere le asfissianti problematiche economico/finanziarie.

Sono però certo che insieme sapremo affrontare tutte queste impegnative sfide.
W l’Unitalsi.
Vi abbraccio con affetto.
Roberto