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Abbandonare alla morte o accompagnare con amore?

 

Fine vita: al Teatro delle Laudi il dibattito organizzato da Unitalsi Toscana

L'Unitalsi Toscana si conferma ancora una volta "testimone di vite difficili vissute con gioia". Usando le parole pronunciate dal presidente regionale Roberto Torelli, è questo, in estrema sintesi, il senso del dibattito organizzato dalla stessa Unitalsi al Teatro delle Laudi a Firenze. "Fine vita: abbandonare alla morte o accompagnare con amore - Un approfondimento alla luce del Magistero della Chiesa": questo il tema da cui si sono sviluppati i vari interventi, coordinati dal giornalista de "La Nazione" Duccio Moschella: quello del dottor Ferdinando Garetto, medico esperto di cure palliative, membro della Fondazione Faro onlus Torino e del Presidio Humanitas – Gradenigo Torino, quello di Giacomo Rocchi, fiorentino, magistrato di Cassazione, e quello di don Samuele Cecotti, docente di filosofia politica all'Università di Udine. E quello che ne è emerso è stato un momento di confronto davvero interessante, ricco di spunti di riflessione. "Avere a che fare con le cure palliative - ha detto il dottor Garetto - vuol dire trovarsi quotidianamente a confronto con l'etica ma anche con lo sguardo di un malato. E l'alleanza con il malato diventa soprattutto una promessa di esserci, la promessa di guardarlo sempre con tutta la pienezza di una persona viva". Il dottor Garetto poi è entrato ancora di più nel merito della questione: "Negli ultimi tempi è stato dato molto risalto, a livello mediatico, ai casi di suicidio assistito, quasi come si trattasse di "propaganda". E non a caso, quando purtroppo viene diagnosticata una malattia, c'è il timore sempre più ricorrente di morire fra sofferenze atroci: da qui la richiesta di ricorrere all'eutanasia. Ma non immaginate neanche quanti pazienti si rivolgono a noi in hospice perchè magari non hanno i soldi per andare in Svizzera e si rendono conto che hanno ancora del tempo prezioso da vivere". Concetti ribaditi ancora con più forza dal dottor Rocchi: "E' significativo, e di questo ringrazio l'Unitalsi, che possa parlare di questo tema a una settimana dalla "Marcia per la vita" che si svolgerà a Roma". Oltre ad analizzare la questione dal punto di vista del magistrato ("Non esiste che una legge stabilisca se una vita merita di essere vissuta o no"), è stato soprattutto quello che lui stesso ha definito un "consiglio" ad attirare ancora di più l'attenzione dei presenti: "Quando vi parlano di testamento biologico e abbandono terapeutico, non firmate. Il testamento biologico è un inganno: con quella firma si rifiutano tutte le cure mentre nessuno di noi è in grado di capire quali sono le problematiche e gli sviluppi della medicina e cosa succederà fra vent'anni". "Cosa è la morte? - ha detto don Samuele Cecotti - E' la fine di tutto o è un passaggio? Ci poniamo con una visione materialista o una visione che porta a un'altra dimensione del vivere? In questi anni il concetto di buona morte è cambiato radicalmente e se la morte non è la fine di tutto ma l'inizio di "qualcosa", allora la preparazione e l'accompagnamento, cosa che l'Unitalsi fa egregiamente, diventano essenziali", aggiungendo infine una "provocazione", come lui stesso ha detto, che senza dubbio non ha lasciato indifferente chi era presente al dibattito: "In un'ottica cristiana il momento della morte è il capolavoro di quella vita".

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