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Assemblea regionale con la presenza del presidente nazionale Antonio Diella

 

 

Il presidente nazionale Antonio Diella in assemblea con noi

Non ha avuto dubbi Antonio Diella, presidente nazionale Unitalsi, presente all'assemblea dei presidenti della sezione Toscana, quando ha parlato dell'associazione a 360 gradi. Diella, infatti, rieletto presidente lo scorso 1 luglio, ha fatto un bilancio dell'attività svolta fino a oggi e risposto alle domande, anzi alle "richieste" del presidente regionale Roberto Torelli. Torelli, infatti, fra le altre cose, ha chiesto essenzialmente "la continuazione di un rapporto sereno e proficuo fra i tre livelli dell'associazione (presidenza nazionale, sezione e sottosezioni)", "un particolare impegno per diminuire la durata dei viaggi in treno dei pellegrinaggi a Lourdes", la "semplificazione" di alcune questioni ("Dedichiamoci più alle azioni di carità che a quelle amministrative") oltre al desiderio di sapere se "la Chiesa è dalla nostra parte o meno". E nel suo lungo intervento Diella ha toccato un po' tutti i punti: "La mia non è stata un'elezione unanime ma ora si cammina insieme. Certo non sempre i tempi di recupero dell'unità fra le parti sono immediati ma ci sono tutti i presupposti perchè il cammino che abbiamo di fronte possa trasformarsi in un percorso di felicità. Un percorso di regole ma anche un percorso personale, di cuore, da fare con il sorriso". Il presidente nazionale ha ripetuto ancora una volta un concetto fondamentale, quello della collaborazione fra le sottosezioni e di conseguenza fra le sezioni: "Oltre a sentire l'associazione come impegno personale, la cosa più bella è sicuramente quella di incontrarsi: nessuno è "l'ombelico del mondo" e per fortuna facciamo parte di una realtà che può vantare tante cose belle in giro: ce le vogliamo raccontare?". Per quanto riguarda poi la durata del viaggio in treno per andare o tornare da Lourdes "non ci sono le condizioni - ha spiegato Diella - per avere una maggiore considerazione da parte delle ferrovie francesi. Basti pensare che oggi i "canali" a nostra disposizione (i binari su cui possono transitare i treni) sono soltanto due mentre in passato sono stati anche dodici". Il presidente nazionale poi è tornato sul percorso da compiere insieme: "Dobbiamo vivere la chiesa nel territorio in cui viviamo, dobbiamo essere sale e lievito, con una responsabilità fondamentale: quella di non giudicarci ma di aiutarci l'uno con l'altro per portare avanti il nostro cammino". Con un particolare non di poco conto, anche in questo caso usando le sue parole: "Il carisma differenziante è rappresentato dal pellegrinaggio con i malati". E ancora: "L'associazione sta vivendo un momento di difficoltà noi dobbiamo viverla con tenerezza, la stessa tenerezza che dobbiamo mettere fra di noi".

Abbandonare alla morte o accompagnare con amore?

 

Fine vita: al Teatro delle Laudi il dibattito organizzato da Unitalsi Toscana

L'Unitalsi Toscana si conferma ancora una volta "testimone di vite difficili vissute con gioia". Usando le parole pronunciate dal presidente regionale Roberto Torelli, è questo, in estrema sintesi, il senso del dibattito organizzato dalla stessa Unitalsi al Teatro delle Laudi a Firenze. "Fine vita: abbandonare alla morte o accompagnare con amore - Un approfondimento alla luce del Magistero della Chiesa": questo il tema da cui si sono sviluppati i vari interventi, coordinati dal giornalista de "La Nazione" Duccio Moschella: quello del dottor Ferdinando Garetto, medico esperto di cure palliative, membro della Fondazione Faro onlus Torino e del Presidio Humanitas – Gradenigo Torino, quello di Giacomo Rocchi, fiorentino, magistrato di Cassazione, e quello di don Samuele Cecotti, docente di filosofia politica all'Università di Udine. E quello che ne è emerso è stato un momento di confronto davvero interessante, ricco di spunti di riflessione. "Avere a che fare con le cure palliative - ha detto il dottor Garetto - vuol dire trovarsi quotidianamente a confronto con l'etica ma anche con lo sguardo di un malato. E l'alleanza con il malato diventa soprattutto una promessa di esserci, la promessa di guardarlo sempre con tutta la pienezza di una persona viva". Il dottor Garetto poi è entrato ancora di più nel merito della questione: "Negli ultimi tempi è stato dato molto risalto, a livello mediatico, ai casi di suicidio assistito, quasi come si trattasse di "propaganda". E non a caso, quando purtroppo viene diagnosticata una malattia, c'è il timore sempre più ricorrente di morire fra sofferenze atroci: da qui la richiesta di ricorrere all'eutanasia. Ma non immaginate neanche quanti pazienti si rivolgono a noi in hospice perchè magari non hanno i soldi per andare in Svizzera e si rendono conto che hanno ancora del tempo prezioso da vivere". Concetti ribaditi ancora con più forza dal dottor Rocchi: "E' significativo, e di questo ringrazio l'Unitalsi, che possa parlare di questo tema a una settimana dalla "Marcia per la vita" che si svolgerà a Roma". Oltre ad analizzare la questione dal punto di vista del magistrato ("Non esiste che una legge stabilisca se una vita merita di essere vissuta o no"), è stato soprattutto quello che lui stesso ha definito un "consiglio" ad attirare ancora di più l'attenzione dei presenti: "Quando vi parlano di testamento biologico e abbandono terapeutico, non firmate. Il testamento biologico è un inganno: con quella firma si rifiutano tutte le cure mentre nessuno di noi è in grado di capire quali sono le problematiche e gli sviluppi della medicina e cosa succederà fra vent'anni". "Cosa è la morte? - ha detto don Samuele Cecotti - E' la fine di tutto o è un passaggio? Ci poniamo con una visione materialista o una visione che porta a un'altra dimensione del vivere? In questi anni il concetto di buona morte è cambiato radicalmente e se la morte non è la fine di tutto ma l'inizio di "qualcosa", allora la preparazione e l'accompagnamento, cosa che l'Unitalsi fa egregiamente, diventano essenziali", aggiungendo infine una "provocazione", come lui stesso ha detto, che senza dubbio non ha lasciato indifferente chi era presente al dibattito: "In un'ottica cristiana il momento della morte è il capolavoro di quella vita".

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